La storia di Curtiriso nasce nella Lomellina, una pianura disegnata dall’acqua e dai filari del riso, dove nel 1875 Virginio Curti avviò una lavorazione più moderna rispetto agli standard dell’epoca, mettendo a sistema selezione delle varietà, cura della sbramatura e controllo qualità. Nel tempo questa visione si è trasformata in un metodo, poi in un’identità: un marchio che ha attraversato guerre, ricostruzione e apertura ai mercati esteri, fino all’ingresso in un grande gruppo risiero negli anni Novanta, quando gli investimenti tecnologici hanno consolidato sicurezza alimentare, tracciabilità e capacità produttiva. Le date segnano tappe importanti, ma sono soprattutto le scelte a raccontare l’evoluzione del brand, dalla collaborazione con i risicoltori di aree vocate al perfezionamento dei cicli di essiccazione, fino alla logica di filiera che mette al centro territorio, qualità delle acque, rotazioni colturali e rispetto del tempo del chicco. Una scelta di campo che si riflette anche nella sostenibilità, con energia da biomasse ottenuta dagli scarti del riso e un approccio misurabile alla riduzione delle emissioni lungo l’intero processo, affiancato da certificazioni ambientali e da un’innovazione di packaging che ha ridotto l’uso della plastica privilegiando carta certificata e inchiostri idonei al contatto alimentare. Questa storia, fatta di tecnicismi e passione agricola, si legge nei prodotti e nei piccoli gesti in cucina, quando il riso cuoce e il profumo racconta la varietà, l’annata, la mano di chi lo lavora.
Nella gamma convivono profumi d’Oriente e grandi classici italiani, ognuno con un ruolo preciso a tavola. Il riso basmati porta chicchi affusolati e tendenzialmente asciutti, ideali per piatti dove i condimenti devono restare ben separati, un compagno naturale di verdure croccanti saltate nel wok, curry aromatici o pesce al vapore con erbe fresche. Per i risotti di tradizione, la struttura del Carnaroli conserva la tenuta in cottura e rilascia l’amido con gradualità, qualità che in mantecatura costruisce cremosità senza perdere definizione del chicco, come si apprezza nel riso carnaroli, pensato per preparazioni dove il brodo, il soffritto e il tempo di riposo fanno la differenza. Per ricette regionali che richiedono granuli compatti e leganti, la lavorazione dedicata al Riso per Arancini aiuta a ottenere sfere omogenee e una consistenza che sostiene frittura e farcia, risultando adatta anche a supplì, timballi o sformati. Accanto ai risi da primo piatto, la linea snack interpreta la materia prima in chiave leggera, come le gallette sottili e croccanti che diventano base per spalmabili vegetali, hummus o confetture, una soluzione pratica tra un pasto e l’altro che trova espressione nelle Carezze Snack di Mais Bio, pensate per uno spezzafame semplice e pulito dal punto di vista degli ingredienti.
L’evoluzione del marchio si legge anche nel design delle confezioni, che hanno abbandonato progressivamente materiali difficili da smaltire per soluzioni più essenziali e riciclabili, con informazioni chiare su varietà, resa e tempi di cottura. La scelta di ridurre la plastica e di ricorrere a carta certificata si inserisce in un percorso più ampio fatto di recupero di sottoprodotti e di investimenti in impianti che valorizzano la lolla del riso come combustibile, riducendo la dipendenza da fonti fossili. Sul piano di filiera, contratti con agricoltori selezionati, controlli varietali e test sensoriali a campione definiscono standard ripetibili, così che la resa in cucina sia coerente tra un lotto e l’altro. Ne risulta un catalogo che dialoga con abitudini alimentari diverse, dai risotti all’onda alle insalate fredde, dai piatti speziati alle preparazioni da forno, con un’attenzione particolare alla chiarezza d’uso per chi cucina ogni giorno.